Alzarsi prima che le cose accadano: la Sadhana dell’Era dell’Acquario

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Alzarsi prima che le cose accadano: la Sadhana dell’Era dell’Acquario

Praticare ogni giorno, anche soltanto per 3 minuti. Un piacere, uno spazio tutto per sè oltre le corse quotidiane, gli ostacoli. Una sfida nelle sfide. A volte una fatica immensa domare la mente e sedersi a tutti i costi, a capo chino nel silenzio, mentre tutto scorre ad una velocità inaudita.  Altre volte, spesso, molto spesso, l’unico rifugio possibile.

Ecco cos’è per me la Sadhana. Una porta aperta verso l’infinito, che è dentro di me. Letteralmente sadhana significa pratica spirituale giornaliera, un momento che ci serve per osservare gli schemi che ci allontanano dalla consapevolezza e ripulire il subconscio.

Yogi Bhajan ci ha lasciato in eredità la Sadhana dell’Era dell’Acqaurio, una pratica di 2 ore e mezza che si svolge prima del sorgere del sole, tra le 4 e le 7 del mattino. Alzarsi e meditare prima che le cose accadano, ci ha detto Y.B. La prima volta che ne ho sentito parlare ho provato un misto di curiosità e stupore. Svegliarsi quando è ancora buio per fare yoga mi pareva impossibile e…assurdo! Eppure volevo proprio vedere di cosa si trattava. La mia prima esperienza l’ho vissuta durante il solstizio d’inverno di qualche anno fa. La Sadhana richiede che ci si copra la testa e ricordo ancora i miei tentativi goffi di mettermi il turbante. Mi ero fasciata la testa in una maniera assolutamente ridicola 😀 sembravo uscita da un reparto di ortopedia!

E’ stata però un’esperienza incredibile. Ho testato praticamente su di me tutto il prana, l’energia vitale che si concentra in queste prime ore del giorno in cui l’angolazione del sole sulla Terra è ottima per meditare.  Dalle 4 alle 7 del mattino, nelle ore dell’ambrosia, il nostro organismo è più predisposto a depurarsi e lasciare andare le tossine fisiche, mentali ed emotive che ci intossicano. Ricordo di aver vissuto il resto della giornata con un entusiasmo e una forza mai provate prima. Non avevo sonno nè mi sentivo stanca nonostante avessi dormito meno del solito. Piuttosto sentivo la soddisfazione di aver sfidato la mente e il freddo di quei giorni di dicembre per iniziare un giorno nuovo praticando e cantando mantra. La meraviglia della Sadhana dell’Era dell’Acquario è che dopo un breve, ma energetico kriya si medita proprio vibrando i mantra che Yogi Bhajan ha indicato il 21 giugno 1992.

Ecco la sequenza di mantra che si segue durante la Sadhana dell’Era dell’Acquario:

1- Adi Shakti Mantra: Ek Ong Kar Sat Nam Siri Wahe Guru . Detto anche chiamata del mattino questo mantra è un pilastro della sadhana e dev’essere vibrato 7 minuti con o senza accompagnamento musicale.

2- Waah Yanti Kar Yanti: E’ un mantra antichissimo che usa le parole di Patanjali. Una preghiera millenaria che ci collega al creatore. Anche questo dev’essere vibrato per 7 minuti.

3- Mul Mantra: E’ il mantra che ci dà esperienza e consapevolezza dell’anima. Espande la creatività e ci proietta in linea con il nostro destino. Ci ricorda che siamo tutti una sola cosa con il creatore. Anche il Mul Mantra dev’essere vibrato per 7 minuti.

4- Sat Siri Siri Akal: Yogi Bhajan lo ha definito il mantra dell’Era dell’Acquario e dev’essere vibrato per 7 minuti.. Ci ricorda che siamo anime immortali.

5-Rakhe Rakhanhar: E’ una shabd contro la negatività che possono frapporsi lungo il nostro destino. Fa parte della preghiera della sera dei Sikh composta da Guru Arjan. Calma la mente e riduce le preoccupazioni.Anch’esso dev’essere vibrato per 7 minuti.

6- Wahe Guru Wahe Jio: Questo mantra dev’essere vibrato per 22 minuti nella posizione del guerriero e gli occhi alla punta del naso. Wahe Guru è l’estasi divina, Jio è una vibrazione derivante da Ji, anima. E’ un mantra che ci prepara alla vittoria e all’eccellenza.

7- Guru Guru Wahe Guru Guru Ram Das Guru: Questo mantra è una lode al quarto Guru, Gur Ram Das.  La speciale vibrazione di questo mantra apre il cuore alla compassione e all’umiltà. Va vibrato per 5 minuti.

Il meglio che possiamo fare per noi stessi è alzarci prima che il sole sorga, ogni giorno e praticare. Se non sempre è possibile uno spazio e un impegno di pratica quotidiana per almeno 40 giorni è uno dei regali più grandi che possiamo farci. L’ideale sarebbe scegliere sempre la stessa ora. Provare per credere! Sentire quanta ansia e paure si mitigheranno e quanta energia vitale in più vi regalerà.

Una volta una persona disse riguardo alla sadhana: Dopo aver fatto la sadhana, non vi dovrebbe capitare niente. Io dissi: No, quando ha luogo la sadhana, dovrebbe accadervi di tutti e dovreste uscirne vincitori, vittoriosi! Ecco cosa vi dona la sadhana. Non vi dà garanzia scritta da Dio. Colui il quale pratica la sadhana si costruisce una personalità molto forte, può conquistare tutto! Ecco perché faccio la mia sadhana. L’ho fatta per anni. Lo faccio anche adesso. Alcuni mi chiedono: tu sei Maestro, perché fai la sadhana? Io rispondo: per rimanere un Maestro!

 

 

 

Shunia: Respirare meglio per vivere meglio

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respirareSe c’è una cosa che assolutamente non ero in grado di fare finché non mi sono avvicinata al Kundalini Yoga era respirare. Non che fossi un piccolo fantasmino ambulante, ma quasi. Respiravo senza consapevolezza, quasi a stento, ma soprattutto, non avevo idea di come usare l’aria in entrata e in uscita. Mi spiego meglio: facevo quella che tecnicamente si chiama “respirazione paradossale”, ovvero quando inspiravo schiacciavo l’addome e quando espiravo lo dilatavo. Tutto il contrario e pure più difficile. Respirare bene è semplice e con un paio di dritte si comincia ad acquisirne la consapevolezza in modo naturale. Inspirare significa fare spazio all’aria e all’energia nuova, espirare significa eliminare tutto ciò che non ci serve più. Come un palloncino che si sgonfia e si gonfia, possiamo riempire l’addome e tutto il torace per fare il pieno di prana. Quando impariamo a gestire consapevolmente e correttamente il nostro respiro l’effetto si sente, eccome se si sente.

Rallentare è la parola d’ordine.  In genere facciamo dai 16 ai 18 respiri al minuto.Queste brevi respirazioni rinforzano alcune rigidità posturali.  All’inizio dilatare gli atti respiratori non è semplicissimo. Io cominciavo a sbadigliare in maniera incontrollata. In questo modo il mio sistema nervoso voleva dirmi che durante il giorno mantenevo una tensione costante e un’ansia latente che si manifestavano proprio quando provavo a rendere il mio respiro più lento, lungo e profondo. Abbassando il livello ormonale di adrenalina partiva la sequela di sbadigli.

Modificando il nostro respiro interveniamo direttamente sul ciclo dei nostri pensieri. Proprio già durante le prime lezioni ho cominciato a cimentarmi con quello che si chiama respiro lento lungo e profondo, provando quindi a diminuire i cicli di respiri al minuto. L’obiettivo di uno yogi è riuscire a compiere un solo atto respiratorio in un minuto. Impossibile, ho pensato allora. Molto complicato, ma possibile con tanta tantissima pratica, penso oggi. Come una sfida raggiungendo questo traguardo entriamo direttamente in stato meditativo. Attenti! Questo non significa di certo lievitare e andare chissà dove. Non compaiono improvvisamente i super poteri, ma si entra in uno stato profondamente vigile chiamato Shunia. Si tratta di una condizione meditativa e contemplativa di osservazione che porta ad una vera e propria assenza di pensiero. Smettendo di essere bersaglio di continue riflessioni, paure, ansie e preoccupazioni ricordiamo alla mente di mettersi al nostro servizio, la guidiamo ed entriamo in contatto diretto con il nostro vero sé, con la nostra essenza più profonda. E chiaramente anche il corpo ringrazia.

A cosa serve allora respirare più lentamente, profondamente e consapevolmente?

1- Rilassa e calma, influenzando il sistema parasimpatico

2- Purifica il sangue, regola il ph del corpo

3- Stimola l’endorfine che aiutano a combattere la depressione e aiuta a combattere le dipendenze

4- Aiuta a spezzare alcuni schemi del subconscio legati a paure ed insicurezze

5- Riduce e previene la formazione  di tossine nei polmoni

6- Spinge il fluido spinale fino al cervello portando ad un nuovo stato di attenzione e aumentando la vitalità

L’elenco potrebbe essere decisamente più lungo, di certo posso dirvi che respirare in maniera più lenta lunga e profonda mi ha regalato la possibilità di avere maggiore consapevolezza di me stessa. Arrestando, o comunque rallentando le funzioni mentali siamo liberi dal mascheramento dei pensieri lungo la splendida strada del Sat Nam, della vera identità.

 

 

 

Un ricciolo di capelli della persona amata, ovvero di Kundalini Yoga e capelli

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Sotto il vaporoso turbante bianco dei praticanti di Kundalini Yoga, di solito, si “nascondono” chiome lunghe e fluenti. Ebbene sì, anche gli uomini in genere si lasciano crescere i capelli ( e le barbe) per raccoglierli arrotolati sulla cima della testa. La prima volta che mi sono guardata intorno e mi sono accorta che l’unica studentessa dotata di caschetto e frangetta fossi io sono rimasta un po’ interdetta. Felice del mio taglio corto e sbarazzino, rivendicato anche da novella sposa, ho capito che intorno a me i lunghi capelli, raccolti in chignon o trecce non erano frutto di una banale casualità.

Gli insegnamenti del Kundalini Yoga mi hanno permesso di capire che mai e poi mai noi yogis e yogine dobbiamo credere a qualcosa come fosse un dogma, piuttosto dobbiamo provare su noi stessi e verificare se, per il nostro sistema, quel consiglio o abitudine, funziona. Senza alcuna forzatura. Per praticare e meditare infatti non è necessario far crescere i capelli e la barba. Certo è che, per quanto mi riguarda, far crescere i capelli è diventato sinonimo di salute. Mi spiego meglio: durante gran parte del 2014, dotata di fiero taglio corto, sono riuscita ad accumulare una quantità di malanni concentrati nella zona della testa, che mai in 30 anni interi di vita avevo avuto prima. Ho collezionato otiti, congiuntivi, vari problemi gengivali, sinusiti e chi più ne ha più ne metta. Ma non avevo alcuna intenzione di ritornare ad una folta chioma, solo per una ragione estetica. Nel frattempo l’esame del Teacher Training per diventare insegnante di Kundalini Yoga si avvicinava e scartabellando tra appunti e pagine varie la questione capelli emergeva in maniera eclatante.

I capelli sono catene proteiche che richiedono molta energia fisica per crescere. Servono a proteggere parti delicate del capo e sono catalizzatori dell’energia solare. Attirano, come delle antenne,energia pranica verso la testa e la spina dorsale. Ognuno di noi, in un determinato momento della vita raggiunge una lunghezza massima che quindi diviene stabile. Yogi Bhajan in una delle sue lecture lo dice chiaramente:  “potete praticare con i capelli lunghi quanto volete, ma quella dei capelli è la prima tecnica per aumentare l’energia kundalini”.

Quindi una mattina ho messo da parte colliri e aerosol e ho deciso  di far abdicare  caschetto e  frangetta. Ci sono voluti molti mesi prima di avere, per quanto mi riguarda, una lunghezza e un aspetto gradevole. Adesso hanno superato le spalle e sono tornati boccolosi come quand’ero bambina. Hanno spazzato via tutte le varie patologie infiammatorie che giravano intorno alla mia testolina. E sono pronti ad essere acconciati in tanti modi diversi. Mi piacciono e mi fanno sentire accarezzata e protetta.

Per farli crescere ho seguito e continuo a seguire alcuni consigli utilissimi appartenenti alla tradizione del Kundalini Yoga. Faccio periodicamente impacchi con mix di oli, dall’olio di oliva al sesamo e ai semi di lino, spesso accompagnati da una buona dose di yogurt. Le diverse tipologie di olio permettono di dare un apporto variegato di sali minerali e nutrienti ai capelli. Ho imparato che la loro salute è strettamente legata alle proteine vegetali e al ferro. Allora via a frutta secca, mandorle in particolare.

Per pettinarli è meglio usare un pettine di legno che non altera l’aura e impedisce  l’elettricità statica che drena l’energia dal cervello. Al mattino si possono pettinare a testa in giù avanti e indietro per ricostruire proprio il campo elettromagnetico. Tenerli raccolti permette di evitare di accumulare l’assetto elettrostatico di tutto ciò che ci sta intorno. Di giorno li lego in alto,  di sera invece, in genere, faccio una treccia.

I capelli sono un’importantissima cartina tornasole di come stiamo, spesso se siamo in un forte stato di  stress e le nostre ghiandole surrenali non funzionano come dovrebbero i primi a risentirne sono proprio i nostri capelli.Sono  poche e semplici le abitudini che mi hanno permesso di vederli lunghi e lucenti come mai prima d’ora. Anche eliminare la frangetta mi ha aiutata, finalmente la mia fronte, che scoperta in fondo non è così male, riesce ad assorbire tutta la luce del sole utile per le ossa della fronte e la ghiandola pineale.

E ho scoperto, infine,  che capelli e consapevolezza hanno una stretta connessione. Kundal infatti significa “un ricciolo di capelli della persona amata”.

SA-TA-NA-MA: ecco perché meditare su una pelle di pecora

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Molti moltissimi praticanti di Kundalini Yoga neofiti e non, si chiedono, a volte con un pizzico di fastidio, perché gran parte degli insegnanti di KY conducano le loro lezioni e la loro pratica personale seduti sopra una pelle di pecora. Me lo sono chiesta più volte anch’io in questi anni, stizzita all’idea che, pur non mangiando carne di nessun animale, dovessi sedermi sulla pelle di un essere morto, ucciso per chissà quale ragione. Forse per un “vezzo” spirituale. Eppure non avevo mai avuto il coraggio di chiedere la motivazione. Scioccamente ritenevo quasi di conoscere la risposta e indignata all’idea di acquistare una pelle di pecora continuavo a sedermi quotidianamente su un supertappettino di ultima generazione, made in Decathlon.

Durante un seminario, in un momento di pausa, ho sentito che qualcuno come me, guardando una pelle di pecora palesava ad alta voce il suo disappunto. E lì l’insegnamento è arrivato.

Guru Jiwan Kaur mia insegnante e splendida lead trainer del TT1 che sto per terminare, sorridendo ci ha spiegato la ragione per cui tradizionalmente nello yoga spesso si usa sedersi e praticare sulla pelle di pecora.

Anticamente gli yogi vivevano sulle montagne, nelle caverne ed erano vegetariani. Avevano un grande rispetto per ogni elemento del creato che era considerato prezioso tanto da non esser gettato via perché gli si riconosceva sempre un valore  all’interno dell’universo. Per questo motivo gli animali ormai morti, come pecore, orsi, montoni e tanti altri a pelo lungo, venivano reintegrati nel ciclo dell’esistenza. E resi ancora una volta utili all’interno di un nuovo inizio. La loro pelle dunque, era riutilizzata in diversi modi, consentendo a quell’animale di essere ancora utile all’interno di una nuova fase della vita, onorandolo e rendendolo eterno.

Meditare sulla pelle di un animale, perché? Yogi Bhajan lo spiega in una splendida lecture nella quale dice che sedersi sulla pelle di un animale significa sedersi sulla propria, prendere la propria parte mortale e mettersela sotto, così da stabilire e non dimenticare la relazione tra finito e infinito. Così da ricordarci che oggi siamo vivi, ma domani saremo la pelle di qualcun’altro. Meditare su una pelle di pecora è dunque contemporaneamente connettersi con l’infinito e avere presente la caducità della nostra esistenza.

Come yogi operiamo delle scelte per una ragione precisa, provando e testando ciò che è più utile. Proprio dal punto di vista più strettamente funzionale la pelle di pecora si integra perfettamente con il microclima dell’epidermide, riscaldando e proteggendo la pelle aiuta ad espandere il campo elettromagnetico. In quanto elemento perfettamente naturale la pelle di pecora sulla quale meditiamo e pratichiamo si carica della nostra energia e della nostra aura.

Ricordandoci una volta di più che esiste un ciclo dell’esistenza (così come ci suggerisce il mantra SA-TA-NA-MA) e che se si accetta che una fase si è conclusa, un’altra, nuova, può iniziare.

Oltre le coincidenze – Liberare il cuore

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3 settimane fa appena tornata da un weekend al mare con amici i miei occhi hanno deciso di smettere di funzionare. Non che funzionassero granché dirà chi mi conosce bene, dato che sono molto miope…:-D  ma da più di 20 giorni combatto con un’odiosissima congiuntivite, prima batterica e poi allergica, che chiaramente sta cercando di dirmi qualcosa.

Allora via lenti a contatto, via sole e luce e avanti bruciore, occhi rossi,prurito, visione pessima. E bisogno di silenzio, pace, buio. Mi sono sentita dire, dopo giorni di potenti no al cortisone e beveroni a base di ribes nigrum e altri 50 rimedi fitoterapici, di arrendermi alla medicina ufficiale. Nonostante i fastidi, il pronto soccorso e i numerosi viaggi in farmacia però, lo scorso weekend ho avuto la fortuna di dedicare 2 giorni al kundalini yoga, alla numerologia e al Naad. Ho scoperto attraverso la maestria di Siri Ram i numeri presenti nella mia data di nascita e il messaggio, che guarda caso è arrivato proprio adesso, che essi portano con sé. Sono stata soprannominata la signora (ormai sono ufficialmente una signora!) numero 4. Un numero che ricorre spesso tra giorno, mese e anno della mia nascita.

Il 4 nella numerologia così come l’ha trasmessa Yogi Bhajan è il numero di Guru Ram Dass, il guru dei miracoli. Ma anche il Guru del cuore, della compassione, della Mente Neutra. 4 significa oltre i conflitti, al di là delle polarità.  Il 4 è anche il numero del cuore. Riflettendo e neanche tanto, ho capito attraverso le parole di Siri Ram Kaur, che mi tocca lavorare, e pure un bel po’, sulla mia Mente Neutra.

Prima di praticare assiduamente e studiare yoga kundalini non avevo idea di cosa significasse avere una Mente Neutra ben sviluppata. La Mente Neutra ci permette di venire in contatto con la nostra anima e la nostra unicità. Ci permette di andare oltre le opinioni, di valutare gli imput di Mente Negativa e Mente Positiva velocemente e di connetterci con il nostro Vero Sè.

Tornata a casa da questa 2 giorni intensa e meravigliosa ancora con gli occhi rosso fuoco ed un fastidio incredibile ho cercato confusamente e distrattamente, una meditazione che mi permettesse di lavorare sulla mente Neutra. Non ancora guarita, ho deciso di farmi coccolare dal mio maestro con un trattamento shiatsu per scoprire che, il mio meridiano del cuore non è proprio al massimo. Poche ore dopo, assolutamente per caso ho trovato nel manuale del Teacher Training la meditazione del cuore liberato.

Il sottotitolo dice: Serenità, Costanza e Immunità. Visti i mille mila problemini di salute avuti nell’ultimo anno, ho capito che sull’immunità, sul cuore, sulla mente neutra, è proprio il caso di lavorarci. Per superare il blocco che ho dentro e che in questo momento il mio organismo sta mettendo in evidenza.

Imparare a essere neutrali non significa essere freddi, calcolatori, distanti. Significa riuscire prima di tutto ad essere compassionevoli, senza permettere al dolore degli altri di investirci e farci male. Liberare il cuore significa avere la forza di integrare dentro di noi ogni esperienza e trovarne il vero significato, senza permettere agli eventi di travolgerci e ferirci.

Durante l’ultima meditazione del seminario dedicato al naad il mantra usato era “Ang Sang, Wahe Guru”. Oggi ho cercato le parole per capirne meglio il significato. E i pezzi del puzzle che ho tentato di ricomporre in queste settimane, sono tornati, tutti (spero) al suo posto.

Ang Sang Wahe Guru significa “L’energia dinamica e amorosa della Sorgente Infinita di Tutto, danza dentro ogni mia cellula ed è presente in ogni mia parte. La mia coscienza individuale si fonde con la coscienza universale”. Questo mantra ricollega ogni parte frammentata del corpo e della psiche con l’Infinito. L’atto del ricongiungere le parti separate è per eccellenza l’atto di guarigione.

Che dire? Le “coincidenze”che da giorni si susseguono e questa per ultima, mi hanno lasciato a bocca aperta e con un profondo senso di gratitudine.

La congiuntive c’è ancora, ma se ne andrà. Questi giorni molto duri, fisicamente ed emotivamente, oggi hanno per me un senso. Difficile e duro come un pugno allo stomaco.

Ma necessario.

Eccovi il link di questo meraviglioso e potente mantra:

Che cos’è il kundalini yoga?

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life is strongerQuesto non è lo yoga  che si pratica in solitudine in cima ad una montagna e fuori dalla realtà, è stato insegnato per la gente che lavora, che ha una famiglia e che è sottoposta agli stress di ogni giorno. Nel mondo moderno in cui viviamo c’è una tremenda pressione, silenziosa, ma precisa, che ci sconvolge e ci possiede a tal punto che non sappiamo se siamo reali o non reali.

Yogi Bhajan

 

Ecco anche perché mi sono innamorata del kundalini yoga. Lo yoga dei padri di famiglia, di chi ogni giorno lotta e ama. Di chi ha bisogno di ritrovare quotidianamente se stesso, nel  caos della vita.

 

Quello che migliora le cose è il legame

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Ieri sera per caso prima di andare a dormire mi è capitato di vedere questo splendido video, che mi ha commossa fino alle lacrime.

Mi ha fatto pensare subito al dolore che un’amica meravigliosa sta attraversando in questo momento. E anche a tutte per le persone salutate per l’ultima volta in questo strano, ma in intenso periodo. Poi la mente è volata all’ultimo incontro di shiatsu, quello di sabato scorso. Allo stupore, misto ad una sana soddisfazione 😀 nel sentire dire ad una nuova compagna di corso, mai vista prima,  subito dopo averla trattata:  Grazie! Sei riuscita a insistere proprio nei punti dove avevo maggior bisogno.

Questo non vuol dire nulla. Il mio percorso nell’ambito dello shiatsu e dello yoga è ancora molto lungo. Però da quando ho incontrato queste due discipline ho avuto la fortuna di cominciare a capire, ricevendola prima di tutto, cosa sia davvero l’empatia. E pensare che quasi un anno fa per me essere toccata o toccare uno sconosciuto era soprattutto un fastidio. Poi qualcosa è cambiato. Forse ancora non sono neanche capace di spiegare cosa, ma so per certo che quando ho avuto la grande fortuna di incontrare il mio maestro di shiatsu, Angelo, ho ricevuto un dono immenso. La sua arte di ascoltare con le mani, ma anche con gli occhi, gli abbracci, i silenzi, mi ha aiutata a capire che attraverso il corpo possiamo sentire e entrare in assoluta connessione con gli altri. E quindi con noi stessi.

Riconosci che l’altro sei tu, dice il primo sutra dell’era d’Acquario. La mia insegnante di kundalini yoga lo ripete da tempo. Forse solo adesso comincio a comprendere un pezzettino di questo enorme insegnamento. E ancora una volta devo ringraziare lo yoga. E lo shiatsu.

Vi lascio qui di seguito alcuni passi del testo scritto dalla Dottoressa Brenè Brown a proposito dell’empatia, poi tradotti e inseriti nel video di Oltreuomo Blog.

Io penso all’empatia come a una specie di spazio sacro che si crea quando qualcuno è sul fondo di un buco profondo, grida e dice: sono bloccato, è buio, sono sopraffatto e noi li guardiamo e diciamo (scendiamo): Hey! So cosa succede qua giù…e non sei solo.

L’empatia è una scelta ed è una scelta vulnerabile perché per entrare in contatto con te devo entrare in contatto con qualcosa dentro di me che conosce questi sentimenti. Una cosa che facciamo a volte davanti a conversazioni molto difficili è cercare di migliorare le cose. Se condivido con te qualcosa di molto duro preferirei che mi dicessi: non so nemmeno cosa dire in questo momento, ma sono felice che tu me ne abbia parlato. Perché la verità è che raramente una risposta può migliorare le cose, quello che migliora le cose è il legame.

Ma che cos’è che ti sei messa a fare?

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Dovevo aspettarmelo. Ho messo in moto una rivoluzione, che mi rende felice, ma sempre di rivoluzione si tratta. Quindi non posso ( o meglio non devo)  irritarmi se chi non mi vede da un po’ e non mi sta accanto ogni giorno quando viene a sapere della mia nuova strada intrapresa, strabuzzi gli occhi dicendo: Giorgia ma cos’è che ti sei messa a fare? Yoga e Shiatsu, tuuuuu? Devo abituarmi a questo stupore, a volte correlato da battute pungenti, fin troppo sarcastiche. Ma ci sta. Conosco perfettamente la motivazione che ogni giorno da un po’ di mesi a questa parte mi spinge verso una direzione che finalmente sento MIA e che mi regala il sorriso. 

Dunque vorrei dire a tutti che non sono impazzita. “Semplicemente” stanca di anni di giornalismo al limite del volontariato, privi di crescita professionale, nuovi stimoli ed entusiasmo, ho perso gran parte della motivazione. Con lo yoga, lentamente ho trovato la vera me. Ho ricominciato a stare bene, a guardarmi dentro davvero. A respirare.

Attraverso lo yoga, infatti, il sistema nervoso viene stimolato. Eliminando lo stress e i rifiuti che si accumulano nel nostro subconscio, abbiamo la possibilità di abbandonare i ruoli sociali che ci siamo caricati sulle spalle per anni. Meditazione e pratica yoga mi hanno permesso di cambiare prospettiva e il ruolo che da molto tempo mi ero messa addosso è venuto giù, come un palazzo senza fondamenta dopo un terremoto. Quella scossa è il risveglio della kundalini, l’energia vitale che mi ha permesso di accettare e ringraziare il cambiamento. Faticosissimo, ma necessario. E ancora mooooooolto lungo.

Poi è arrivato lo shiatsu. Per i neofiti e gli scettici: fare shiatsu non significa guarire le persone. Con questa disciplina mutuata dalla medicina cinese l’operatore shiatsu (NON CHIAMATE LO SHIATSU MASSAGGIO, VI PREGOOOO 😀 ) dovrebbe riuscire ad entrare in empatia con l’energia di chi riceve. Lo shiatsu dunque è un percorso di autoguarigione, perché imparare a conoscere il proprio corpo, sviluppare consapevolezza dei propri bisogni e delle proprie potenzialità energetiche significa fare del bene a se stessi, dal punto di vista emotivo, fisico e psichico. Un bravo operatore shiatsu ha l’arduo compito di comprendere, sostenere e incoraggiare il movimento energetico in atto tramite digitopressioni precise realizzate lungo i meridiani che attraversano il nostro organismo.

Secondo la Medicina tradizionale cinese la nostra è energia è molto più intelligente della nostra mente che spesso, invece, si fa condizionare troppo dagli stimoli esterni. Ogni qual volta che operatore e paziente entrano in sintonia è in atto un cambiamento. Che all’inizio può significare anche fastidio, dolore, rifiuto . Dalla velocità d’azione del cambiamento passa l’autoguarigione. Accettare, lasciare andare, abbandonare abitudini dannose,accogliere il nuovo può essere un percorso difficile, ma dal quale passa il miglioramento dello stato psicofisico di ognuno di noi. Ovviamente questo dipende anche dalle condizioni più o meno croniche delle sintomatologie di chi si sottopone ai trattamenti shiatsu.

Avvicinarmi, studiare e praticare lo shiatsu come operatrice ( concludo il primo anno ad aprile e per il momento ho una schiera di cavie meravigliose!) è uno dei regali più belli che questo 2013 potesse farmi, insieme alla mia pratica quotidiana di yoga. Non posso che sentirmi grata. Non posso che dire grazie a tutti coloro che mi danno e mi daranno la possibilità di tenergli la mano lungo la strada. Tutto ciò che di buono può accadere durante e dopo un trattamento shiatsu è merito di chi ricevendo sta credendo nelle proprie potenzialità e possibilità di cambiamento.

Keep up!

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La prima volta che ho sentito parlare dell’era d’acquario ero alla mia terza lezione di Kundalini Yoga. Se ci penso adesso tutto mi pare tranne che casuale. Quel 11 novembre 2011 io mi stavo avvicinando a qualcosa di così grande da cambiarmi la vita, mentre intorno a me si stava verificando un cambiamento epocale. Ci eravamo lasciati definitivamente alle spalle l’Era dei Pesci, per entrare in quella d’ Acquario. Mi rendo conto che detta così sembra una di quella fisse astrologiche strane, in realtà (ed io l’ho capito dopo) si tratta di uno dei dodici periodi in cui si divide la storia dell’umanità. Yogi Bhajan fondatore del kundalini yoga diceva che l’appena passata età dei pesci era stata una delle più funeste degli ultimi 3000 anni ma che con l’avvento dell”età dell’acquario le cose sarebbero cambiate radicalmente.

Per me è stato di certo così, ma si è trattato di uno di quei cambiamenti lenti e profondi che ancora si muove ed espande. Qualche giorno fa durante la nostra classe del giovedì la splendida Gurukirat Kaur, la mia insegnante, ci spiegava cosa significa SEVA e quanto importante sia nell’era d’acquario. Quando si parla di SEVA, si fa riferimento a tutto ciò che è servizio, all’aiuto disinteressato che possiamo regalare agli altri.

Così tornata a casa sono andata a cercare il discorso di Yogi Bhajan sull’avvento dell’Era d’Acquario. E vi confesso che mi sono commossa. Perché nelle parole che di seguito leggerete ho ritrovato l’essenza delle scelte che ho deciso di fare. Il senso esatto del cammino che ho deciso di intraprendere e che mi regala forza, gioia. E immensa serenità.

L’Era dell’Acquario sarà l’Era dell’Esperienza: le persone saranno consultate e comprese. 

Questo percorso appartiene a coloro che non sono di ghiaccio, i cui cuori non sono diventati di pietra, le cui teste non sono diventate così piene da non poter sentire la voce dell’anima.

Questo percorso appartiene a coloro che renderanno giustizia a se stessi, che ascolteranno le loro anime e le loro passioni, mentali e spirituali, che non saranno spiritualmente ciechi o fanatici, e che non saranno troppo pigri per camminare.

Questo percorso appartiene a coloro che, con tutte le loro forze e debolezze, continuano a servire gli altri.

Il vostro potere è elevare gli altri. Nessun uomo può dare qualcosa ad un altro uomo che non sia amore. Nessun uomo può dare altro ad un uomo che non sia speranza.

 Nessun uomo può dare ad un altro uomo niente altro che servizio. L’unica cosa che potete fare è agire come un elevatore, muovervi nel fango e sollevare l’altra persona, adagiarla sul percorso in modo che possa proseguire.

Il mantra del Età dell’Acquario è KEEP UP! “sostenetevi “, aiutate a sostenere tutti. 

Che il vostro dolore non tocchi il vostro domani, che le vostre benedizioni siano per tutti, che la vostra felicità sia condivisa, e che i vostri sorrisi possano dare speranza agli altri.

Voglio essere un pesce fuor d’acqua

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Strettissima. Un po’ arrabbiata e sospesa.

Oggi mi sento così. Cerco di fare ordine tra i pensieri e ritrovo immagini che fanno a cazzotti tra loro.

Milioni di belle parole vs gesti tutt’altro che piacevoli

Chiarezza vs Nebbianebbianebbiachepiùnebbianonsipuò

Buone intenzioni vs Egoismi

E altre mille mila negatività alle quali oggi, forse, sto regalando troppi spazi. In giornate come questa comprendo che lo yoga non è mai troppo. Le meditazioni non sono mai troppo lunghe. I respiri devono diventare sempre più profondi.

Solo così posso uscire da quella boccia davvero. Ripulire i pensieri. Smettere di spazientirmi. E accettare anche, di poter essere arrabbiata. E smetterla di assomigliare ad un pesce ciccione con la faccia spiaccicata sul vetro e gli occhi a x. Smetterla di trattenere e abbandonarmi all’acqua e alle onde dell’universo.

Scartabellando qua e là solo alla ricerca di un modo per riordinare sensazioni, pensieri ed emozioni per caso, stasera ho trovato questa.

Estendetevi. Toccate gli altri.

In ogni essenza di vita, per favore, crescete.

Il tempo è con voi.

La marea è con voi.

Il domani è vostro e voi dovete costruire quel domani con la forza della compassione.

Yogi Bhajan

Quel domani tutto mio è colorato da immagini piene di sorrisi, mani che si sostengono, sguardi pieni di fiducia.

E tanta tantissima compassione.